La gestione dei social media nelle aziende: l’analisi predittiva dei dati non strutturati e le differenze linguistiche

In due recenti articoli dedicati alla gestione dei social media all’interno delle aziende, vengono affrontati due dei maggiori problemi di rilevazione e controllo dei dati provenienti da essi:

– l’analisi predittiva e la gestione dell’enorme mole di informazioni che ne deriva
– le differenze comunicative dovute alle diverse lingue e aree geografiche

In merito al primo punto, in un’intervista ad Alex Black (CSC’s Enterprise Intelligence Practice) sono state effettuate diverse domande sul tema, e per ognuna di esse Alex ha risposto riportando le proprie opinioni ed esperienze, utili a comprendere la portata e l’importanza del fenomeno.

Gli viene chiesto, ad esempio, se le aziende stiano facendo oggi maggiori sforzi nell’analisi predittiva rispetto al passato, e Black risponde riportando i risultati di un questionario dell’Economist Intelligence Unit, in cui viene evidenziato che meno del 33% delle compagnie stanno usando l’analisi predittiva, ma che ben il 70% sostiene di aver intenzione di farlo entro i prossimi 3 anni.

Alex riporta l’esperienza di Proctor and Gamble, la quale monitorando le conversazioni su Facebook ha scovato e seguito una campagna virale contro Pampers, avviata da un gruppo di madri. Grazie a questo monitoraggio hanno potuto affrontare immediatamente il problema e soffocare la campagna sul nascere.

Per quanto riguarda il secondo punto il fondatore dell’agenzia di servizi di traduzione Lingo24, Christian Arno, ha pubblicato un articolo in cui affronta l’argomento elencando una serie di suggerimenti utili ad ottenere successo nei social media anche attraverso lingue differenti da quella maggiormente diffusa sul Web, l’inglese. Secondo Arno, è facile capire come l’inglese sia la lingua universale del web, ma anche che sta diventando sempre meno dominante nella rete: più della metà dei tweet oggi sono in altre lingue e la nazione più Twitter-addicted è l’Indonesia, con oltre il 21% della popolazione che lo utilizza. Anche su Facebook, il numero di persone che parlano portoghese e arabo sta crescendo molto più rapidamente di quello riferito all’inglese: un nono della popolazione mondiale ha un profilo Facebook e non sorprende che la maggior parte di essi preferisca comunicare nella propria lingua madre. Inoltre il cinese è destinato a breve a superare l’inglese come lingua più parlata su internet.

Nonostante tutti questi segnali, la maggior parte dei marketers sono in ritardo nell’adattamento delle interazioni con i propri clienti internazionali: Arno riporta un report di Econsultancy in cui viene sottolineato che la maggior parte delle aziende prevede di aumentare gli investimenti sui social media, ma che solo una su quattro ha intenzione di tradurre i propri messaggi in altre lingue.

Ma la semplice traduzione dei post e dei tweet è sufficiente? Secondo Arno no: la comprensione dei modi diversi in cui le differenti culture utilizzano i social media  sono chiavi di successo altrettanto importanti. Arno riassume in 5 punti i suoi suggerimenti per la gestione dei social media in più lingue:

  1. Mantenere i messaggi “locali”. Un primo passo da fare è impostare separatamente i tweet feeds e le pagine Facebook in ogni target market non utilizzando semplicemente una traduzione del contenuto dei post. Si dovrebbero effettuare delle ricerche nei topic trend di ogni nazione per produrre aggiornamenti tempestivi e rilevanti.
  2. Essere consapevoli delle differenze linguistiche. Ogni nazione ha vocaboli simili ma che possono avere significati molto diversi. Ad esempio una cuadra indica un isolato urbano nello spagnolo dell’America Latina, ma in Spagna indica una sorta di stalla o porcile. Conviene utilizzare account differenti per ogni nazione, non per ogni lingua, in modo da essere sicuri che i messaggi non vengano fraintesi o perduti a causa della traduzione. Non si dovrebbe pensare che un singolo feed in francese possa coprire sia la Francia che il Quebec. Ma anche se il messaggio fosse corretto per entrambi, ad un utente canadese può davvero interessare un aggiornamento da Parigi?
  3. Conoscere la propria audience. Culture differenti usano i social media in modi diversi. Uno studio del Palo Alto Research Center in California ha scoperto che in Germania e in Francia si è più propensi a condividere tramite Twitter informazioni con inclusi gli hashtag, mentre in Korea e in Malesia gli utenti tendono ad intrattenere conversazioni. Il sito di traduzioni Bab.La ha rilevato che gli utenti Russi e Portoghesi sono molto più propensi a selezionare il tasto “mi piace” delle pagine Facebook rispetto agli Svedesi.
  4. Facebook non è sempre il primo. In molti stati Facebook è surclassato da network nazionali. In Russia gli utenti tendono a preferire Vkontakte, mentre in Brasile amano Orkut. Chiunque si occupi di marketing in Giappone non può ignorare Mixi, che detiene 15 milioni di utenti attivi. E mentre LinkedIn è popolare tra gli utenti business in America, molti Europei usano Xing.
  5. Essere social. I social media non sono fatti per conversazioni monodirezionali. Sempre più utenti li utilizzano come mezzo di contatto con i Brands e si aspettano delle risposte. Prendere del tempo per interagire e per rispondere ai commenti è la chiave per il coinvolgimento degli utenti e per l’affermazione del proprio Brand. Se non si ha tempo da dedicargli, può essere utile assumere traduttori locali o social media manager per rispondere e fornire aggiornamenti regolari.
Recommended Posts

Leave a Comment