L’Open Graph e le Actions di Facebook

Facebook ha reso la propria piattaforma Open Graph e le proprie Actions più aperte al business di terze parti. Dopo averle lanciate assieme alla Timeline (Diario) lo scorso Settembre, Facebook ha deciso di aprire alle app e ai siti di terze parti le nuove funzionalità che consentono di interagire con la Timeline degli utenti attraverso le API di Open Graph.

Tra i grandi nomi che hanno attivato queste funzioni vi sono eBay, Foodspotting, Rotten Tomatoes, StubHub, Airbnb, Gogobot e Pinterest.

Le Actions intraprese su questi siti e app vengono visualizzate su Facebook nella Timeline dell’utente, nel News Feed dei suoi amici e anche nel loro Ticker, rendendo le app una parte essenziale della user experience di Facebook in quanto le azioni intraprese in esse appaiono – e restano – nella Timeline: ad esempio “Jane sta cucinando una ricetta” dopo qualche tempo diventerà “Jane ha cucinato una ricetta” e resterà visibile nella timeline di Jane.

 

A seconda dell’app in uso, l’azione intrapresa avrà un nome diverso in base al servizio: non più solo “mi piace”, ma anche altre come “sta ascoltando”, “sta leggendo” o “sta cucinando” seguendo la struttura UTENTE – AZIONE – OGGETTO:

Ogni utente può acconsentire a dare alla singola app il permesso di pubblicare automaticamente le azioni dell’utente: ad esempio all’apertura di un articolo del The Guardian, sul profilo dell’utente apparirà l’azione “X sta leggendo l’articolo Y su The Guardian” (che diventerà “…ha letto…” dopo poco tempo). Per avere la fiducia degli iscritti e ridurre le critiche  di violazione della privacy, gli utenti hanno sempre il pieno controllo su quello che condividono: ognuno infatti potrà impostare diversi livelli di privacy, decidere chi potrà vedere o meno le attività svolte, eliminare i post pubblicati in automatico e revocare i permessi di pubblicazione.

Per le aziende tutto questo si traduce in nuove possibilità di condivisione tra utenti, in grado di trascinare le strategie di social commerce. Ma come dovrebbero comportarsi i marketers?

Alcune aziende hanno già iniziato a sperimentare nuove azioni per il social network: Payvment ha già un “centro commerciale” online, in cui gli utenti possono cliccare, oltre al classico “mi piace” per ogni singolo prodotto, “I want it” e “I own it”, dando la possibilità agli utenti di esprimere le proprie preferenze ad un livello più elevato. I pulsanti “I want it” e “I own it” possono essere usati per creare delle vere e proprie wish list che gli amici possono vedere.

Queste azioni aprono anche nuove possibilità di tracciamento, rendendo possibile una visione ed una raccolta di dati più precisi sui propri utenti; nell’esempio riportato di Payvment sarà possibile tracciare non solo il numero di “mi piace”, ma anche il numero di “I want it” e “I own it”, ovvero degli utenti che dichiarano di desiderare o di possedere già il prodotto in evidenza. Questo consente di distinguere dal totale di “mi piace” generici (e quindi comprensivi sia di acquirenti soddisfatti che di prospect) il numero di utenti che desiderano acquistare il bene da quelli che lo possiedono già. Tuttavia i “mi piace” (“likes“) restano comunque molto importanti: restano il metodo principale per costruirsi l’audience con cui comunicare direttamente.

Per rendere immediate le integrazioni con i domini esterni, Facebook ha cercato di rendere il più semplice possibile la creazione del plugin che meglio si adatta alle esigenze e l’integrazione dello stesso nei vari siti corporate o nei blog ufficiali.

Alla luce di ciò è prevedibile che, nei prossimi mesi, vi sarà una sostanziale evoluzione nei rapporti sociali su Facebook, i quali consentiranno una raccolta e un tracciamento più dettagliato degli utenti, in grado di fornire un quadro più preciso alle aziende che decideranno di agevolarsene.

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